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martedì 23 novembre 2010

INTERMEDIARIO di Vittorio Policaro


Stando da soli
si impara ad ascoltare,
ad udire ciò che da tempo
sussurra il profondo del tuo conscio.

Una voce ritmica e cauta,
talvolta oppressa
dai molteplici rumori
che emette questa città.

Il tintinnio della pioggia
a confronto è come un boato.
Sei immerso in un paradiso sonoro,
ibrido improbabile, ma percettibile.

Ti giri una sigaretta
e inizi a fumare.
Il fumo nei polmoni
non arriva in profondità quanto lei...

Insensibile? Non direi, l'emozione ti travolge.
Stordito? Hai una mente lucida come non mai.
Questa è soltanto la sua presenza,
non sei mai pronto ad accoglierla come vorresti.

E quando lei arriva, capisci in quell'istante che sei fatto,
sei fatto di lei, fatto come mai prima d'ora.
Con il materialismo hai libero arbitrio,
ma con lei no, con lei puoi solo posticipare l'incontro.

Tu mi parlavi di confusione mentale,
mentre in realtà sapevi benissimo cosa desideravi,
Soltanto, non hai mai voluto accettare
la banalità delle sue parole.

Stare con gli altri
non è mai stato il tuo forte, l'idea ti spaventa...
Non si direbbe guardando i tuoi zigomi
lasciarsi andare alle loro voci...

Bentornato...
Sei stato via una manciata di secondi.
Insufficienti per farti cambiare umore...
Non te ne puoi rendere conto.

La mente sbiadita,
i suoi affini ti offuscano la visione...
Nonostante, chiunque potrebbe notare
le vicessitudini di questa pressione... sul foglio.

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